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Uomini e
donne che sopravvivono al vento, al dolore, alla gioia più
estrema, anche alla morte, perché capaci di accogliere
vicinanze e distanze, perché pronti a trasformare i corpi,
perché capaci di toccarsi ogni volta con sguardo nuovo.
In scena la costruzione di una relazione tra elementi fisici e
mentali, all'interno del concetto del viaggio, della ricerca,
dell'andare, del tornare. Nella relazione fisica tra i danzatori
e gli spettatori il tentativo di visualizzare il concetto invisibile
della “presenza” attraverso il filtro di un corpo
fisico, espressione di ciò che nell'essere umano è
interno ed esterno...mediante la pelle, come unico punto di contatto.
Sulla scena si susseguono parole, respiri, e la mappa delle emozioni
dei danzatori-attori, che si aprono ad un teatrodanza in cui il
corpo è riflessione e poesia, fonte di continue risorse
in un permanente altalenarsi tra realtà e desiderio, tra
sogno e vita, divertimento e riflessione.Corpi che si raccontano,
confidano vita, pensieri e affetti che, per quanto unici e personali,
alla fine riguardano tutti perché nulla ci è estraneo.Esprimono
il massimo della della forza e della fragilità. Sembrando
a volte sculture che sfiorano il piano dell’effimero, sospese
in maniera inesorabile sulla scena. Il flusso di energia che circola
tra i loro corpi che ora si sfiorano, ora si toccano, ora si abbandonano
viene sempre bruscamente interrotto.
Tutto sempre avvolto in un alone di serenità e confidenza.
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Punto di
partenza è un tema sul quale insisto, nel quale navigo
in assoluta ricerca da tempo: i rapporti tra gli individui, la
dimensione dei rapporti tra gli uomini, da ciascuno sviluppata
in modo soggettivo, secondo le proprie esperienze, anche e soprattutto
le più intime e l'amore.I CORPI APPESI A TESTA IN GIU'
Sono l'inizio delle resistenze come dei totali abbandoni. Su tutto
incombe una remota solitudine che non è mai greve, che
non è mai tragica. C'è e basta. Esiste e si intreccia
anche nei momenti di gioia. I corpi appesi a testa in giù
sono un po' il suono di questa solitudine, semplici, veri, affaticati,
inermi, potenti. Sono anche l'immagine che ho degli uomini e del
nostro tempo: soli, sempre appesi (mai aggrappati) a qualcosa
e con un violento desiderio che qualcuno li sleghi e li tenga
in braccio, con amore. Rappresentano la mortalità dell'amore
e sono anche forse la mia confessione di uno stato di crisi personale
e creativa. LE CONFIDENZE E I COMPLIMENTI O LE CRITICHE Sono il
vero lamento d'amore. Segno dolce e inquieto dell'impossibilità
di un contatto profondo. Confidenze strutturalemente essenziali
ed emotivamente sferzanti, che colpiscono per purezza ed omogeneità.
Così come i gesti.
SU TUTTO,
PAROLE, DANZA, GESTI: CERCO UN LINGUAGGIO VISSUTO, CHE ARRIVA
DAL CORPO E VI RESPIRA, SENZA AUTOMATISMI NE' ARTIFICI TECNICISTICI
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Ringraziamenti:
x questo lavoro sento di dover dire pubblicamente grazie ad alcune
persone |
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A
Cesi, che ogni volta crede nei nostri progetti e ci regala
ore e ore di prove nel suo spazio e preziosi consigli di regia e
di messa in scena. A Cesi regista e formatrice cui devo molto delle
mie abilità in scena, a Cesi madre che mi ha passato sensibilità
forti e la capacità di amare. A Yuri, che
ha sempre creduto nei miei progetti e infatti lavora con me da tempo,
ma che, per questo in particolare, ha messo del valore in più,
regalando alla creazione
amore, creatività, sforzo, diligenza, tenacia,
ostinazione,
il suo indubitabile talento e la sua sempre migliore preparazione
ormai non più solo attorale. Che ha saputo stare vicino a
me e al lavoro anche nei momenti più difficili, personali
e lavorativi. A
Maurizio Corbella che con la sua voce, la sua arte e la
sua musica mi ha convinto che...si sorride ancora...perché
si deve...perché si può! e
mi ha fatto ricredere sugli affetti...ho trovato un amico vero!
A Riccardo
che ha creduto
in me e si è fidato, dopo tanto, ma questo è un fatto
personale, e che ha scritto i testi. Parole semplici e quotidiane
ma che arrivano esattamente al grado di corpo che io voglio...sotto
pelle. A Riki ed Elisa catapultati in un lavoro
molto diverso dai loro abituali e che hanno dato il massimo come
danzatori e come persone, che ci hanno creduto dal primo minuto
all'ultimo. Questo per me vale più di mille applausi. A
Maurizio Danese che ha seguito il lavoro fin dalla sua
nascita, che ha scelto con me immagini, che è stato con noi
il 3 dicembre, di
cui non potrò mai lenire il dolore e la solitudine ma a cui
dedico la più grande vita che io possieda: la danza.
Grazie
a tutti.
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