Resistenze  
 
   
 
 
 
 
fotografie di Stefania Villani
 
 

Uomini e donne che sopravvivono al vento, al dolore, alla gioia più estrema, anche alla morte, perché capaci di accogliere vicinanze e distanze, perché pronti a trasformare i corpi, perché capaci di toccarsi ogni volta con sguardo nuovo.
In scena la costruzione di una relazione tra elementi fisici e mentali, all'interno del concetto del viaggio, della ricerca, dell'andare, del tornare. Nella relazione fisica tra i danzatori e gli spettatori il tentativo di visualizzare il concetto invisibile della “presenza” attraverso il filtro di un corpo fisico, espressione di ciò che nell'essere umano è interno ed esterno...mediante la pelle, come unico punto di contatto.
Sulla scena si susseguono parole, respiri, e la mappa delle emozioni dei danzatori-attori, che si aprono ad un teatrodanza in cui il corpo è riflessione e poesia, fonte di continue risorse in un permanente altalenarsi tra realtà e desiderio, tra sogno e vita, divertimento e riflessione.Corpi che si raccontano, confidano vita, pensieri e affetti che, per quanto unici e personali, alla fine riguardano tutti perché nulla ci è estraneo.Esprimono il massimo della della forza e della fragilità. Sembrando a volte sculture che sfiorano il piano dell’effimero, sospese in maniera inesorabile sulla scena. Il flusso di energia che circola tra i loro corpi che ora si sfiorano, ora si toccano, ora si abbandonano viene sempre bruscamente interrotto.
Tutto sempre avvolto in un alone di serenità e confidenza.

 
 

Punto di partenza è un tema sul quale insisto, nel quale navigo in assoluta ricerca da tempo: i rapporti tra gli individui, la dimensione dei rapporti tra gli uomini, da ciascuno sviluppata in modo soggettivo, secondo le proprie esperienze, anche e soprattutto le più intime e l'amore.I CORPI APPESI A TESTA IN GIU' Sono l'inizio delle resistenze come dei totali abbandoni. Su tutto incombe una remota solitudine che non è mai greve, che non è mai tragica. C'è e basta. Esiste e si intreccia anche nei momenti di gioia. I corpi appesi a testa in giù sono un po' il suono di questa solitudine, semplici, veri, affaticati, inermi, potenti. Sono anche l'immagine che ho degli uomini e del nostro tempo: soli, sempre appesi (mai aggrappati) a qualcosa e con un violento desiderio che qualcuno li sleghi e li tenga in braccio, con amore. Rappresentano la mortalità dell'amore e sono anche forse la mia confessione di uno stato di crisi personale e creativa. LE CONFIDENZE E I COMPLIMENTI O LE CRITICHE Sono il vero lamento d'amore. Segno dolce e inquieto dell'impossibilità di un contatto profondo. Confidenze strutturalemente essenziali ed emotivamente sferzanti, che colpiscono per purezza ed omogeneità. Così come i gesti.

SU TUTTO, PAROLE, DANZA, GESTI: CERCO UN LINGUAGGIO VISSUTO, CHE ARRIVA DAL CORPO E VI RESPIRA, SENZA AUTOMATISMI NE' ARTIFICI TECNICISTICI

 

  Ringraziamenti: x questo lavoro sento di dover dire pubblicamente grazie ad alcune persone  
 

A Cesi, che ogni volta crede nei nostri progetti e ci regala ore e ore di prove nel suo spazio e preziosi consigli di regia e di messa in scena. A Cesi regista e formatrice cui devo molto delle mie abilità in scena, a Cesi madre che mi ha passato sensibilità forti e la capacità di amare. A Yuri, che ha sempre creduto nei miei progetti e infatti lavora con me da tempo, ma che, per questo in particolare, ha messo del valore in più, regalando alla creazione amore, creatività, sforzo, diligenza, tenacia, ostinazione, il suo indubitabile talento e la sua sempre migliore preparazione ormai non più solo attorale. Che ha saputo stare vicino a me e al lavoro anche nei momenti più difficili, personali e lavorativi. A Maurizio Corbella che con la sua voce, la sua arte e la sua musica mi ha convinto che...si sorride ancora...perché si deve...perché si può! e mi ha fatto ricredere sugli affetti...ho trovato un amico vero! A Riccardo che ha creduto in me e si è fidato, dopo tanto, ma questo è un fatto personale, e che ha scritto i testi. Parole semplici e quotidiane ma che arrivano esattamente al grado di corpo che io voglio...sotto pelle. A Riki ed Elisa catapultati in un lavoro molto diverso dai loro abituali e che hanno dato il massimo come danzatori e come persone, che ci hanno creduto dal primo minuto all'ultimo. Questo per me vale più di mille applausi. A Maurizio Danese che ha seguito il lavoro fin dalla sua nascita, che ha scelto con me immagini, che è stato con noi il 3 dicembre, di cui non potrò mai lenire il dolore e la solitudine ma a cui dedico la più grande vita che io possieda: la danza.

Grazie a tutti.

 

     
 

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